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Dimore

The Gallery Apart presenta Dimore.

Ogni epoca storica presenta snodi capaci di polarizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e lo sforzo intellettuale di chi è chiamato, nel bene o nel male, ad influenzarla. Sono grandi temi che arrivano a maturazione dopo lunga incubazione o che si manifestano in tutta la loro repentina urgenza quali effetti dell’uso virtuoso o scellerato delle nuove tecnologie. Scenari più o meno inaspettati rispetto ai quali ci si scontra, ci si arrovella, ci si aggroviglia fino a che si trovano soluzioni che consentono all’umanità di progredire o viceversa di esserne travolta.

Fra le tematiche che qualificano l’attuale fase storica a livello planetario, tre assumono oggettivamente il rilievo massimo: le migrazioni, la pandemia, i cambiamenti climatici. Ciascuno di questi temi è un mondo a sé, con infinite sfaccettature, implicazioni e conseguenze. Sono questioni che influenzano fortemente il rapporto tra l’umanità e il pianeta che la accoglie, determinando regole, modalità e qualità dell’abitare il mondo. I lavori di Mariana FerrattoRowena Harris e Luana Perilli riuniti nella mostra alla The Gallery Apart DIMORE ne propongono una chiave di lettura parziale ma omogenea seppure nella diversità delle rispettive ricerche, della scelta dei media e dei contenuti trasmessi.

Le tre artiste scandagliano la dimensione del dimorare da angolazioni diverse, non ricercandone i risvolti intimi e domestici, al contrario evidenziando il rapporto tra il sé e l’ambiente che ci circonda e ci contiene. Dimora è quindi l’habitat con cui entriamo, volenti o nolenti, in contatto e con le cui necessità dobbiamo fare i conti, perché la natura ci sarà sempre anche se e quando non ci sarà più l’uomo. Dimora è la dimensione affettiva, spirituale, le persone che ci sono più vicine e con cui condividiamo spazio fisico e mentale, siano esse i nostri affetti più cari o estranei che dobbiamo accogliere in nome di un sentimento tutto da costruire e che ancora non è stato nominato, un’accoglienza che parta dall’inadeguatezza del concetto stesso di migrante, che sottintende un libero arbitrio in realtà inesistente. Abitare la propria pelle significa parlare del corpo umano come meccanismo apparentemente chiuso e perfetto che ci fornisce un senso di totale affidabilità e protezione, pur essendo invece, a diverse scale, poroso per definizione a causa dei suoi numerosi orifizi e delle interazioni del sistema immunitario con l’ambiente

Luana Perilli adotta un approccio multidisciplinare presentando un insieme di lavori che spaziano tra ceramica, ricamo e video. Ispirandosi alla poesia The Treehouse di James A. Emanuel, l’artista individua nella casa sull’albero un rifugio fisico e mentale, un ritorno alle gestazioni e trasformazioni infantili e adolescenziali, un tempo di attesa. Ad ogni uomo la sua casa sotto e la sua casa sopra, in mezzo scale pericolose: così termina la poesia di Emanuel e Perilli ha voluto percorrere quelle scale, dialogando con creature rare come il merlo leucistico, anomalia naturale portatrice di cambiamenti e magie che l’artista ha reso protagonista al pari di altre creature immaginarie/reali del bosco che popolano il suo intervento multimediale. La casa sull’albero è anche un richiamo a quel particolare momento dell’adolescenza in cui tutto è un potenziale adamantino pronto ad eccedere se stesso o cedere il passo allo squallore dell’ordinario, a quel momento di soglia che contiene la concentrazione prima del salto. E’ riflettendo su questo che Perilli concepisce l’installazione “Narciso (ritratto dell’arcangelo Michele da adolescente), ispirato al “Ritratto di giovinetto” di Luca della Robbia e a “Narciso e Boccadoro” di Herman Hesse.

Più rivolta alla coltivazione e protezione dei sentimenti è l’interpretazione dell’abitare offerta da Mariana Ferratto. L’artista sembra fornire una mappa dei luoghi in cui alberga la spiritualità, siano essi dei piccoli nidi minuziosamente disegnati o una madre enorme che diventa casa per i suoi cuccioli. Nel video “Madame Maison” la dimensione installativa è funzionale alla fruizione del messaggio: una donna gigantesca che interagisce con bambini dalle dimensioni di adulti, una donna immobile a denunciare la paralizzante condizione femminile, ancor più nell’attuale congiuntura pandemica. L’imponente figura (la signora della casa) è abbigliata da antica dama ed offre l’apertura centrale della sua grande gonna alla disponibilità di due bambini che la abitano giocando e simulando atti come cucinare, mangiare, dormire, pulire. Nella scelta dei giochi, tutte proiezioni di attività tipicamente domestiche, i bambini eleggono la loro madre a luogo di abitazione. “Archivio. Tentativo di capire come si costruisce un nido” è il titolo dei disegni che l’artista ha raggruppato su grandi fogli. Si tratta di disegni minuziosi, che riproducono foglie, piccoli rami e fango con cui ciascuna specie volatile ha costruito il proprio rifugio. Un lavoro lento e dettagliato che l’artista definisce come una sorta di mantra, a sottolinearne la dimensione di accoglienza e rifugio per i propri sentimenti.

Infine, Rowena Harris offre la sua interpretazione dell’abitare: un corpo abitato e che abita, un corpo situato e interattivo con l’ambiente materiale, sociale e politico. Il film “Molecular Multiplicities” è un’ispezione dell’umano come costruzione visiva, sociale e scientifica. L’immagine è associata ad una scansione 3D realistica di un uomo bianco di mezza età, una “non identità” problematica strettamente legata a concetti dominanti per l’umano. Un partner narrativo scientifico che descrive e interroga la logica del confronto tra il sé e l’altro propria del sistema immunitario umano e, pur contabilizzando i suoi orifizi, rivela la promessa della protezione della pelle come un semplice miraggio. Se il video provoca un’immagine problematizzata del corpo come contenitore protettivo da agenti esterni, l’installazione “Waves and Waves ” spinge lo spettatore all’interazione con l’opera. La visione è condizionata dal flusso dell’aria e dal movimento di altri corpi, mentre le due immagini stampate su seta danzano delicatamente dialogando sulla loro relazione invisibile nello spazio e nella vita – quella della tecnologia medica che arriva a comprendere una mente e viceversa, in modi forse ineffabili che incarnano la conoscenza.

The Gallery Apart – Dimore

Immagine: Dimore. Mariana Ferratto – Rowena Harris – Luana Perilli, 2021, installation view (ground floor), ph Giorgio Benni

Categoria:
Pittura / Installazione / Videoarte
Tag:
Mariana Ferratto / Rowena Harris / Luana Perilli

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