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Accademia/Istituto

Reale Accademia di Spagna

Dal 1873, anno in cui è stata creata, la Reale Accademia di Spagna a Roma ha svolto un ruolo fondamentale nella formazione di molte generazioni di artisti e intellettuali spagnoli. Ancora oggi, la Reale Accademia di Spagna a Roma continua a essere uno strumento essenziale nella politica culturale spagnola all’estero.

È un’istituzione dell’Amministrazione Generale dello Stato all’estero che ha come obiettivo primario contribuire alla formazione artistica e umanistica di creatori, restauratori e ricercatori, con il fine di ottenere una maggiore presenza cultura della Spagna in Italia, una migliore comprensione delle culture di entrambi i paesi e un più stretto legame culturale tra Spagna e America Latina.

Dipende funzionalmente e organicamente dal Ministero d’Affari Esteri, attraverso la Segreteria di Stato per la Cooperazione Internazionale e per l’America Latina, alla quale corrisponde la sua direzione superiore e, nell’adempimento del principio di unità d’azione all’estero, dall’Ambasciatore di Spagna nella Repubblica Italiana.

Il viaggio in Italia era frequente tra gli artisti europei dal XV secolo fino al XIX secolo inoltrato. Dürer e Bruegel, Alonso de Berruguete, Velázquez o Goya completarono la loro formazione in suolo italiano.
Già con Filippo IV, e più tardi con Carlo II nel 1680, erano falliti i progetti di fondazione dell’Accademia Spagnola a Roma, che cercavano di calcare le orme della recente nascita dell’Accademia di Francia nel 1666, con l’obiettivo di creare un’istituzione che accogliesse gli artisti spagnoli che si trasferivano nella città sotto la protezione del re.

Un altro antecedente furono le pensiones stabilite dalla Reale Accademia di Belle Arti di San Fernando poco dopo la sua creazione, le quali, anche se a fasi alterne e con variazioni sul numero di borse di studio, si sarebbero mantenute fino alla creazione dell’Accademia. Il primo gruppo di pensionados arrivò a Roma nel 1758, sotto il direttore Francisco Preciado de la Vega. Goya, il quale non ottenne nessuna di queste pensiones, venne in Italia nel 1771 di tasca propria, e realizzò, esattamente come gli altri pensionados, un taccuino, un quaderno di viaggio.

Si dovette aspettare il 1873 perché si creassero le condizioni favorevoli alla fondazione dell’istituzione. Allo Stato Pontificio di Roma era seguito il nuovo Regno dell’Italia unita ed Emilio Castelar, Ministro di Stato della Repubblica spagnola, si impegnò nel progetto e redasse perfino il preambolo del decreto fondativo dell’8 agosto del 1873. Lì veniva chiarito un altro dei punti chiave del progetto, il finanziamento. L’insediamento dell’Accademia sarebbe stato finanziato dalle eccedenze dell’Opera Pia, sotto il controllo del Ministero dello Stato dalla rivoluzione del settembre del 1868. Si diceva nel preambolo: “Quale uso più appropriato si può dare al pensiero dei donatori se non quello della missione di istruire gli artisti? L’arte è una religione.”Grazie a questo decreto venne stabilita la creazione della Scuola Spagnola di Belle Arti a Roma, formata da un direttore e dodici pensionados, di cui otto selezionati tramite rigoroso esame, e quattro cosiddetti di merito, per artisti che già godessero di chiara fama.

Sebbene non fosse pensionado dell’Accademia, non possiamo dimenticare Mariano Fortuny, molto legato alla città di Roma da quando nel 1857 aveva vinto all’unanimità il concorso per la pensión di due anni a Roma finanziata dal consiglio provinciale di Barcellona. Lì prese contatti con altri pensionados spagnoli e frequentò i circoli del Caffè Greco. Venne coinvolto in qualche modo nella creazione dell’Accademia di Spagna a Roma, dato che facilitò l’autorizzazione da parte del direttore dell’Accademia francese, Jules Eugène Lenepveu, perché il suo amico artista Aguader copiasse il regolamento dell’ente francese e ci si potesse così ispirare per l’organizzazione di quella spagnola, e venne consultato per l’ubicazione del centro. Insieme a Eduardo Rosales, fu uno dei maggiori candidati alla carica di primo direttore, e alla fine venne nominato quest’ultimo, con grande gioia di Fortuny.

Il primo Regolamento effettivo dell’Accademia di Belle Arti a Roma (si noti il cambio di denominazione) venne approvato il 7 ottobre del 1873, con José Casado del Alisal come direttore, eletto dopo la prematura morte del primo direttore Eduardo Rosales, che non arrivò ad assumere l’incarico.
Nel regolamento si stabiliva la durata delle pensiones, tre anni, con l’unico obbligo di risiedere a Roma il primo anno e con la possibilità di un successivo trasferimento in diverse capitali europee celebri per i loro monumenti, accademie e musei, previa conoscenza del direttore. Veniva specificato che sarebbero state richieste ai pensionados consegne annuali alla fine di ogni anno di pensión. Tutte le opere che durante i primi due anni fossero state consegnate, in ottemperanza dei loro doveri, sarebbero appartenute al Ministero di Stato, mentre quelle corrispondenti al terzo anno sarebbero state di proprietà degli autori, e su queste il ministero si sarebbe riservato il diritto di prelazione in caso di vendita.
Il Ministero di Stato avrebbe dettato gli ordini necessari al fine di adibire a Roma un locale ad hoc per ospitare l’Accademia di Belle Arti.

Reale Accademia di Spagna.

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