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Dragoș Bădiță

Da martedì 15 dicembre torna ad abitare gli spazi della Richter Fine Art, Dragoș Bădiță (classe 1987), con una mostra personale dal titolo Light breeze touching the earth.

“Ho sognato una pioggia torrenziale; il cortile interno del mio condominio si riempì d’acqua, salendo fino al secondo piano, minacciando di entrare nel mio appartamento. Quando l’acqua alla fine si ritirò, lasciò dietro di sé una lussureggiante valle verde che ospitava un piccolo monastero”. Le parole dell’artista ci trasportano subito nel suo immaginario, ben visibile in tutte le opere presenti in mostra, dagli olii, alle linoleografie, agli inchiostri, in cui cattura dalla realtà tutta una serie di stimoli basilari e capillari, come pure di suggestioni atmosferiche, che caricano l’immagine (e il suo contesto) di significati simbolici, di ambiguità ottiche, di costruzioni e corruzioni, di disorientamenti visivi.

Come afferma Antonello Tolve nel suo testo critico sulla mostra: “Interessato alla favola pittorica e ai suoi contenuti figurativi, Bădiță utilizza infatti il tessuto narrativo per elaborare personali nessi sintattici, organizzare spostamenti, recuperare l’emozione e il piacere del dipingere (non dimentichiamo che l’artista adotta anche la fotografia, il video, l’installazione e naturalmente il disegno), fino a coinvolgere lo spettatore e invitarlo, spingendolo, a vivere una illusione mediante la quale si smonta l’illusione stessa.”

Il dipinto Motion sickness with cherry blossom (2013), ad esempio, è un lavoro che (nell’opera è leggibile l’aspetto di un uomo a torso nudo scottato dal sole che si sporge al muretto di un ponte di provincia per affondare i pensieri nell’acqua del brillante torrente sottostante) lascia intravedere tutta la carica organizzativa dell’immagine: da una parte Bădiță recupera l’inquadratura fotografica, dall’altra riporta e riorganizza sulla tela un sistema fabulatorio ben definito, aperto anche a strati emotivi quali il male di vivere, la malinconia, l’alienazione dell’uomo contemporaneo.

A questo primo soggetto solitario seguono in questa sua nuova personale organizzata alla Galleria Richter Fine Art, un ragazzo accovacciato in un tronco d’albero (Inside a tree, 2019), una figura semivisibile femminile coperta dal denso fumo bianchiccio in un ambiente aspro (Iceland, 2019), un giovane uomo (Daniel, 2019) in meditazione: angoli di umanità che, assieme a due inchiostri su carta del 2020 (Burning tree e Lament) e alla preziosa linoleografia recenti (Fallen tree), raccontano la vita verificabile sui dati dell’esperienza e recuperano momenti esistenziali.

 

Dragoş Badiţă è nato nel 1987 in Romania, si è laureato presso l’Università di Arte e Design di Cluj e ora vive e lavora tra Bucarest e Cluj.

Per Dragoş Badiţă  questa è la sua prima mostra personale in Italia. Usando la pittura, il disegno e talvolta il video e l’installazione, Dragoş cerca di stabilire una connessione contemplativa con la realtà quotidiana mentre si svolge. La maggior parte dei suoi argomenti consistono in luoghi e persone che incontra o scene a cui lui stesso si ispira. Questo approccio tende a rivelare in modo naturale, con semplicità, idee, temi e un certo atteggiamento nei confronti della vita. I suoi temi spaziano dal nostro rapporto con la natura e il tempo, con il corpo, con altre persone, con la natura fluttuante del sé fino ai limiti della comprensione dei mondi interiori degli altri. Lo stato d’animo generale oscilla dalla malinconia esistenziale all’equanimità spirituale.

Categoria:
Pittura / Arte Contemporanea
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